In Trasferta

•9 giugno 2010 • Lascia un commento

Vorrei dedicare questa canzone (chiedendovi di immaginarla come fosse cantata da Paolo Conte, che poi è colui che l’ha scritta), a due persone, che forse capiranno o forse no, ma non mi importa granché.

Cerco l’estate tutto l’anno
e all’improvviso eccola qua.
Lei è partita per le spiagge
e sono solo quassù in città,
sento fischiare sopra i tetti
un aeroplano che se ne va.
Azzurro,
il pomeriggio è troppo azzurro
e lungo per me.
Mi accorgo
di non avere più risorse,
senza di te,
e allora
io quasi quasi prendo il treno
e vengo, vengo da te,
ma il treno dei desideri
nei miei pensieri all’incontrario va.
Sembra quand’ero all’oratorio,
con tanto sole, tanti anni fa.
Quelle domeniche da solo
in un cortile, a passeggiar…
ora mi annoio più di allora,
neanche un prete per chiacchierar…
Azzurro,
il pomeriggio è troppo azzurro
e lungo per me.
Mi accorgo
di non avere più risorse,
senza di te,
e allora
io quasi quasi prendo il treno
e vengo, vengo da te,
ma il treno dei desideri
nei miei pensieri all’incontrario va.
Cerco un po’ d’Africa in giardino,
tra l’oleandro e il baobab,
come facevo da bambino,
ma qui c’è gente, non si può più,
stanno innaffiando le tue rose,
non c’è il leone, chissà dov’è…
Azzurro,
il pomeriggio è troppo azzurro
e lungo per me.
Mi accorgo
di non avere più risorse,
senza di te,
e allora
io quasi quasi prendo il treno
e vengo, vengo da te,
ma il treno dei desideri
nei miei pensieri all’incontrario va.

La democrazia e la maggioranza

•28 maggio 2010 • Lascia un commento

Riporto in modo integrale l’articolo apparso oggi a firma Umberto Eco.

È nota la definizione della democrazia come sistema pieno di difetti ma di cui non si è ancora trovato nulla di meglio. Da questa ragionevole assunzione discende, per la maggior parte della gente, la convinzione errata che la democrazia (il migliore o il meno peggio dei sistemi di governo) sia quello per cui la maggioranza ha sempre ragione. Nulla di più falso. La democrazia è il sistema per cui, visto che è difficile definire in termini qualitativi chi abbia più ragione degli altri, si ricorre a un sistema bassamente quantitativo, ma oggettivamente controllabile: in democrazia governa chi prende più consensi. E se qualcuno ritiene che la maggioranza abbia torto, peggio per lui: se ha accettato i principi democratici deve accettare che governi una maggioranza che si sbaglia.

Una delle funzioni delle opposizioni è quella di dimostrare alla maggioranza che si era sbagliata. E se non ce la fa? Allora abbiamo, oltre a una cattiva maggioranza, anche una cattiva opposizione. Quante volte la maggioranza può sbagliarsi? Per millenni la maggioranza degli uomini ha creduto che il sole girasse intorno alla terra (e, considerando le vaste aree poco alfabetizzate del mondo, e il fatto che sondaggi fatti nei paesi più avanzati hanno dimostrato che moltissimi occidentali ancora credono che il sole giri) ecco un bel caso in cui la maggioranza non solo si è sbagliata ma si sbaglia ancora. Le maggioranze si sono sbagliate a ritenere Beethoven inascoltabile o Picasso inguardabile, la maggioranza a Gerusalemme si è sbagliata a preferire Barabba a Gesù, la maggioranza degli americani sbaglia a credere che due uova con pancetta tutte le mattine e una bella bistecca a pasto siano garanzie di buona salute, la maggioranza si sbagliava a preferire gli orsi a Terenzio e (forse) si sbaglia ancora a preferire “La pupa e il secchione” a Sofocle. Per secoli la maggioranza della gente ha ritenuto che esistessero le streghe e che fosse giusto bruciarle, nel Seicento la maggioranza dei milanesi credeva che la peste fosse provocata dagli untori, l’enorme maggioranza degli occidentali, compreso Voltaire, riteneva legittima e naturale la schiavitù, la maggioranza degli europei credeva che fosse nobile e sacrosanto colonizzare l’Africa.
In politica Hitler non è andato al potere per un colpo di Stato ma è stato eletto dalla maggioranza, Mussolini ha instaurato la dittatura dopo l’assassinio di Matteotti ma prima godeva di una maggioranza parlamentare, anche se disprezzava quell’aula «sorda e grigia». Sarebbe ingiusto giocare di paradossi e dire dunque che la maggioranza è quella che sbaglia sempre, ma è certo che non sempre ha ragione. In politica l’appello alla volontà popolare ha soltanto valore legale (“Ho diritto a governare perché ho ricevuto più voti”) ma non permette che da questo dato quantitativo si traggano conseguenze teoriche ed etiche (“Ho la maggioranza dei consensi e dunque sono il migliore”).

In certe aree della Sicilia e della Campania i mafiosi e i camorristi hanno la maggioranza dei consensi ma sarebbe difficile concluderne che siano pertanto i migliori rappresentati di quelle nobilissime popolazioni. Recentemente leggevo un giornalista governativo (ma non era il solo ad usare quell’argomento) che, nell’ironizzare sul caso Santoro (bersaglio ormai felicemente bipartisan), diceva che costui aveva la curiosa persuasione che la maggioranza degli italiani si fosse piegata di buon grado a essere sodomizzata da Berlusconi. Ora non credo che Berlusconi abbia mai sodomizzato qualcuno, ma è certo che una consistente quantità di italiani consente con lui senza accorgersi che il loro beniamino sta lentamente erodendo le loro libertà. Erodere le libertà di un paese significa di solito mettere in atto un colpo di Stato e instaurare violentemente una dittatura. Se questo avviene, gli elettori se ne accorgono e, se pure non hanno la forza di zione di colpo di Stato che è con lui cambiata. Al colpo di Stato si è sostituito lo struscio di Stato. All’idea di una trasformazione delle strutture dello Stato attraverso l’azione violenta il genio di Berlusconi è stato ed è quello di attuarle con estrema lentezza, passettino per passettino, in modo estremamente lubrificato.

Pensate alla inutile violenza con cui il fascismo, per fare tacere la voce scomoda di Matteotti, ha dovuto farlo ammazzare. Cose da medioevo. Non sarebbe bastato pagargli una buona uscita megagalattica (e tra l’altro non con i soldi del governo ma con quelli dei cittadini che pagano il canone)? Mussolini era davvero uomo rozzissimo. Quando una trasformazione delle istituzioni del Paese avviene passo per passo, e cioè per dosi omeopatiche, è difficile dire che ciascuna, presa di per sé, prefiguri una dittatura – e infatti quando qualche cassandra lo fa viene sbertucciata. Il fatto è che per un nuovo populismo mediatico la stessa dittatura è un sistema antiquato che non serve a nulla. Si possono modificare le strutture dello Stato a proprio piacere e secondo il proprio interesse senza instaurare alcuna dittatura.

Si può dire che il lodo Alfano prefiguri una tirannia? Sciocchezze. E calmierare le intercettazioni attenta davvero alla libertà d’informazione? Ma suvvia, se qualcuno ha delitto lo sapranno tutti a giudizio avvenuto, e l’evitare di parlare in anticipo di delitti solo presunti rispetta se mai la privatezza di ciascuno di noi. Vi piacerebbe che andasse sui giornali la vostra conversazione con l’amante, così che lo venisse a sapere la vostra signora? No, certo. E se il prezzo da pagare è che non venga intercettata la conversazione di un potente corrotto o di un mafioso in servizio permanente effettivo, ebbene, la nostra privatezza avrà bene un prezzo. Vi pare nazifascismo ridurre i fondi per la scuola pubblica? Ma dobbiamo risparmiare tutti, e bisogna pur dare l’esempio a cominciare dalle spese collettive. E se questo consegna il paese alle scuole private? Non sarà la fine del mondo, ce ne sono delle buonissime. È stalinismo rendere inguardabili i telegiornali delle reti pubbliche? No, se mai le vecchie dittature facevano di tutto per rendere la radio affettuosissima. Ma se questo va a favore delle reti private? Beh, vi risulta che Stalin abbia mai favorito le televisioni private?

Ecco, la funzione dei colpi di Stato striscianti è che le modificazioni costituzionali non vengono quasi percepite, o sono avvertite come irrilevanti. E quando la loro somma avrà prodotto non la seconda ma la terza Repubblica, sarà troppo tardi. Non perché non si potrebbe tornare indietro, ma perché la maggioranza avrà assorbito i cambiamenti come naturali e si sarà, per così dire, mitridatizzata. Un nuovo Malaparte potrebbe scrivere un trattato superbo su questa nuova tecnica dello struscio di Stato. Anche perché di fronte a essa ogni protesta e ogni denuncia perde valore provocatorio e sembra che chi si lamenta dia corpo alle ombre.

Pessimismo globale, dunque? No, fiducia nell’azione benigna del tempo e della sua erosione continua. Una trasformazione delle istituzioni che procede a piccoli passi può non avere tempo per compiersi del tutto, a metà strada possono avvenire smandrappamenti, stanchezze, cadute di tensione, incidenti di percorso. È un poco come la barzelletta sulla differenza tra inferno tedesco e inferno italiano. In entrambi bagno nella benzina bollente al mattino, sedia elettrica a mezzogiorno, squartamento a sera. Salvo che nell’inferno italiano un giorno la benzina non arriva, un altro la centrale elettrica è in sciopero, un altro ancora il boia si è dato malato… Tagliare la testa al re o occupare il Palazzo d’Inverno è cosa che si fa in cinque minuti. Avvelenare qualcuno con piccole dosi d’arsenico nella minestra prende molto tempo, e nel frattempo chissà, vedrà chi vivrà. Per il momento, resistere, resistere, resistere.

Veltroni – Fini – Bersani – Berlusconi

•21 maggio 2010 • Lascia un commento

Negli ultimi tempi, seguendo i giornali, è sempre più divertente osservare la complessa e sfacciata operazione  coadiuvata dai giornali, per la ricollocazione delle solite facce della politica in nuovi ambiti.

Come tanti organismi alla ricerca di ecosistemi dove perpetuare la propria sopravvivenza, assistiamo alla mutazione delle specie. Mentre gli animali più fortunati approfittano di una mutazione casuale ma funzionale all’ambiente, che si verifica nel loro organismo fisico, i politici italiani correggono, limano e adattano lamarckianamente il loro strumento storico: la dichiarazione e l’intervista.

Veltroni: sul Fatto Quotidiano di oggi,  con l’atteggiamento del sociologo da salotto, smagato e svagato, il nostro perdente alle elezioni si produce in una analisi antropologica nell’Italia del Berlusconismo.  Manca solo la bandana e la maglia del SubComandante Marcos, senza dimenticare la scarpa Ferragamo,  giusto per essere trasversale. Il suo obbiettivo? Ovviamente provare a intercettare l’ecosistema del Popolo Viola et similia senza però scontentare il moderato PD dal grosso reddito ma dal cuore d’oro.

Fini: l’hanno capito tutti. Vuoi costruire una dialettica interna ad un movimento? Intercettane i difetti, le contraddizioni e le mancanze che, inevitabilmente, sono presenti in qualsiasi agglomerato eterogeneo come un partito di massa. Lamentatene. Metti in discussione la leadership. Poi però corri ad appoggiare la legge sulle intercettazioni. Perchè se la forma è sostanza, figurati la sostanza.

Bersani: il lavoro, signori! Il lavoro. Che sia di partite iva o di precari, di dipendenti nel privato o di commercianti al dettaglio. Il lavoro signori! E poi, anche la Costituzione Italiana. Quella che dice che si ha libertà di parola ed espressione. Riprova del trucco: vicenda Santoro.

Berlusconi: nel cabaret, lui è sempre il migliore. Non c’è niente da fare. Se dei tre figuri succitati puoi essere colto da fugace dubbio, prenderli almeno un pò sul serio, aver la tentazione di credere che… con lui non si sbaglia. Pensate: lui è un moralizzatore. Basta con i ladri! Chi ruba deve andarsene. Come una volpe che si stacca una gamba per salvarsi dalla tagliola, lascia a se stessi gli alleati colti sul fatto (giacchè si sa, il magistrato è comunista secondo chi accusa e con quali prove). Vien quasi il sospetto che sia in atto una bella riorganizzazione dell’organigramma, lì nell’azienda PDL.

Proposta (finta) innocente.

•2 aprile 2010 • Lascia un commento

demagrillis Grillo risponde in maniera intransigente. E forse non ha tutti i torti. La proposta di De Magistris secondo la quale l’IDV dovrebbe diventare una sorta di “perno” dello scontento nazionale appare abbastanza presuntuosa, anche se ammantata di pragmatica.
Ho visto nella dichiarazione rilasciata da Grillo sul Fatto Quotidiano di oggi, una certa umiltà, quando sottolinea che le persone di cui lui si fa catalizzatore si sono costituite in un “non movimento”: “Siamo un non-movimento, abbiamo delle belle non-idee: no alla privatizzazione dell’acqua, no alle centrali nucleari…”.
Sembra che Grillo sia abbastanza intelligente da capire che in politica non ci si può limitare a giocare di antitesi.
Richiama De Magistris anche al suo ruolo di parlamentare europeo, che pare sia un pò trascurato da quest’ultimo.
Che dire? Qualcuno si fregherà le mani di sicuro. Ma alla lunga non so se la posizione di Grillo sia davvero controproducente.
Pensiamo per un attimo alla percezione del movimento da parte delle persone che ne sentono parlare per la prima volta a causa del successo elettorale.
Se all’indomani dei risultati già si innescassero logiche politiche tipiche della partitocrazia sessantennale che ha impestato l’Italia, non ci sarebbe un inevitabile calo di credibilità?
Io credo che una forza politica che ha un’idea alla base possa andare benissimo avanti sulle sue gambe, se l’idea che persegue è valida. Non vedo perchè confondere i confini, accorpare, gestire dall’alto di una gerarchia di partito un fenomeno a bazar e non a cattedrale come quello dei Movimenti 5 Stelle. L’unico risultato che vedo sarebbe far confluire voti sull’IDV, o, nella migliore delle ipotesi, sentirsi rinfacciare oltre ai propri inevitabili errori, pure quelli dell’alleato.
E se non fossero queste le intenzioni celate da De Magistris dietro quel “perno” proposto, ci rimane la curiosità di capire cosa davvero voglia.
I Movimenti, il Popolo Viola, l’Italia dei Valori, sono già fenomeni  connessi, che senso ha riunirli sotto un vessillo se non quello dell’incremento di peso elettorale?
I Movimenti non sono ancora una forza di governo e forse non lo saranno mai, ma non per volontaria diminuzione di raggio operativo. Semplicemente nella loro natura c’è l’essere agente patogeno, elemento destabilizzante, cavallo di Troia.
Insomma, forse Grillo non ha torto. Aspettiamo il lungo periodo.

Vi ricordo l’ottimo blog http://cerisoli.wordpress.com ed il fantastico newsgroup it.media.tv

alla prossima.

Le cadute di stile di Santoro

•2 aprile 2010 • Lascia un commento

annozero

Ieri sera la puntata di Annozero annoverava i seguenti ospiti di spicco: Lucia Annunziata, Enrico Mentana, Nicola Porro, Emilio Fede, Gianantonio Stella e Norma Rangeri; il costituzionalista Michele Ainis e il comico Antonio Cornacchione.

Un passaggio della trasmissione mi ha colpito in particolare: la storia di due sventurati,  comune a molte persone che calcano il suolo del paese: assunti in nero da un subappaltatore anch’esso extracomunitario, lavorano in un cantiere edile in una opulenta periferia del nord. Alla fine della loro prestazione di manodopera non vengono pagati.
Hanno la fortuna di incontrare l’inviato di Annozero che concerta con loro una dimostrazione di protesta davanti alle telecamere. Approfittando dell’occasione di visibilità i due si arrampicano su una gru alta 60 metri e lì rimangono fino all’arrivo delle forze dell’ordine, che per sbloccare la situazione ordinano al titolare del cantiere di farsi mediatore delle istanze dei due disgraziati presso il subappaltatore furbetto.
Siamo di fronte ad un curioso ibrido: sia chiaro che qui nessuno dubita che certe situazioni si verifichino molto frequentemente, e tutte le persone ragionevoli devono essere indignate della reazione dei colleghi italianissimi dei due disgraziati. Ma quello che lascia perplessi è se si possa, con lo scopo nobile di denunciare la realtà, flasare la realtà stessa. Qualche esperto di meccanica quantistica direbbe che è nella natura delle cose che l’osservazione generi mutamenti nell’oggetto osservato, ma, mantenendoci su un livello più terra terra, verrebbe da chiedersi se concertare l’azione di protesta e quasi provocarla e promuoverla garantendo la copertura mediatica sia una forma un pò sui generis di giornalismo.
Diverso sarebbe stato se l’inviato avesse avuto la fortuna di trovarsi nell’evento in corso con la sua troupe pronta a riprendere. Diverso sarebbe stato se i due lavoratori, una volta deciso di fare quel gesto, avessero allertato il giornalista.
E’ andata così? Mi piacerebbe che Santoro rispondesse al quesito. Sono per la presunzione di innocenza e quindi non affermerò quello che ho percepito, ovvero un giornalista che invita al gesto i lavoratori concertando con loro l’azione.
Naturalmente per chi sa che certi soprusi sono all’ordine del giorno in Italia, che i lavoratori stranieri spesso vengono assunti il giorno stesso in cui si sfracellano giù da un ponteggio, quella metodologia di giornalismo che abbiamo visto può essere derubricata come una caduta di stile che non cambia la sostanza della denuncia.
Ma di fronte ad un pubblico ignaro, al quale è nobile cercare di aprire gli occhi, certi escamotage non possono che far perdere credibilità non solo a Santoro, ma a tutti quelli che denunciano seriamente questi fenomeni.

Il resto della puntata vola via tra un Grillo come sempre mordace e piacevolmente guitto e un Emilio Fede che fa finta di indignarsi e se ne va, senza però tentennare davanti alla telecamera fino a che non è sicuro che il suo gesto sia ripreso.

Due momenti di ilarità: il primo quando Nicola Porro, dopo aver riportato ciò che gli dice il suo direttore ogni volta che lui va ospite ad Annozero e cioè che fa il ruolo di “utile idiota”, riceve una ghiacciante ribattuta di Mentana che non inquadrato ma udibilissimo, stocca: “non sei affatto utile, Nicola”.
Il secondo quando una incompetente e supponente Annunziata (Lucia), nel tentativo di sminuire i quattrocentomila voti di Grillo sostiene che Mastella ne prende cinquecentomila. Travaglio telegrafico: “ma Grillo non sistema i suoi elettori nelle ASL”.

In generale in tutta la trasmissione la questione più discussa è stata intorno alla domanda su quale sia l’identità dei moltissimi astenuti di questa tornata elettorale.
Tutti hanno detto loro: arrabbiati, disillusi, delusi…
L’Annunziata sostiene che siano i veri moderati che rifuggono la polarizzazione violenta del conflitto politico.
Mi piacerebbe che quando un dibattito ruota intorno ad una parola, essa fosse almeno definita. Perchè tutti gli scienziati della politica possono confermare che le elezioni ruotano intorno a questa fantomatica figura del moderato, che vota indistintamente un polo o l’altro a seconda delle informazioni percepite durante la campagna elettorale.
A parte che questa descrizione assomiglia sinistramente a quella di un imbecille… ma queste sono considerazioni personali.
Quello che mi ha colpito è la protervia con cui l’Annunziata ripeteva ostinatamente che gli astenuti non fossero gli arrabbiati, altrimenti avrebbero votato in massa Grillo.
L’Annunziata non capisce che gli elettori di Grillo non sono solo arrabbiati. Sono anche persone con un senso della giustizia e una intima convinzione che in democrazia il diritto non sia una mera questione di forma. Hanno anche altre caratteristiche, la più peculiare è di non essere divisi digitalmente. Hanno accesso alla rete e ne hanno una buona esperienza, formano le loro opinioni in modo non ideologico o pregiudiziale e soprattutto rifuggono dalle forme istituzionalizzate di comunicazione politica, forse proprio perchè hanno capito chi siano Annunziata e colleghi.
Possiamo estendere queste caratteristiche a tutta la popolazione degli astenuti? Decisamente no.
Rimangono fuori certo i moderati, nel senso di non ideologizzati. Vi troveremo molti qualunquisti. Molti ieperadicali che voterebbero solo Stalin o Hitler in persona. Molti disinteressati per ignoranza o ignoranti per disinteresse.
Ci si chiede chi potrà catalizzare questa enorme massa di voti inespressi e dargli voce politicamente. Temo che chiunque miri ad intercettare quei voti, non potrà che farlo tramite una ideologia insulsa e probabilmente dannosa.

Vi ricordo l’ottimo blog http://cerisoli.wordpress.com ed il fantastico newsgroup it.media.tv

alla prossima.

Brunetta sa perdere con classe

•1 aprile 2010 • Lascia un commento

brunetta Ma poveraccio il ministro Brunetta, che se la prende con gli elettori della Lega per la sua sonora sconfitta a Venezia. Molti se la prendono con Bersani per il suo glissare sulla sconfitta del centrosinistra alle elezioni, ma Brunetta con il suo exploit ci ricorda che perdere con meno classe è sempre possibile.

Adesso sarebbe divertente intervistare gli elettori e capire se per caso non sia una questione di generosità, come dice il Ministro, ma di insopportabilità. Parafrasando il buttafuori di Berlusconi: digiamogelo! Il Ministro Brunetta con il suo petulare protervo ha distribuito un tale quantitativo di insulti all’indirizzo di ampi settori del paese da stare antipatico anche ad un pasionario del partito dell’a(m)more.

Tutto il resto dei risultati elettorali quasi non li commenterei: operai alla deriva che abdicano alla Lega per paura dell’idraulico polacco (ma in realtà perchè rosicano di lavorare fianco a fianco con extracomunitari di colore, realizzando di colpo di essere in un gradino molto basso della società, cosa da cui si erano illusi di sfuggire comprando a rate un televisore 50 pollici). La solita folla di teleimboniti terrorizzati dal comunismo hanno votato abberluscone insieme a tutti quelli che desiderano continuare ad evadere indisturbati o a sentirsi veri uomini in un esercito di qualche varia natura.

Bene gli ormai unanimemente definiti Populisti di Grillo, sui quali farò a breve un post.

E naturalmente l’enorme partito di quelli che “la democrazia non mi riguarda” oppure “fanno tutti schifo” allineati e coperti dietro la cara vecchia scheda bianca oppure la gita al mare con moglie rompicoglioni e fila in tangenziale.

E mentre Di Pietro ruba i voti a Bersani e Grillo ruba i voti a Di Pietro e tanti si rompono le palle ognuno recita la sua parte in commedia aspettando che la barca affondi.

A presto.

Orsa e piccolo alla deriva sui ghiacci disciolti

•3 marzo 2010 • 1 commento

Non vorrei scrivere molto su questa foto. L’impotenza di fronte alla vacuità delle pulsioni umane e alla loro cieca distruttività annienta ogni sillaba in gola.

 
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